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குழந்தைகள் இயக்கம்

 

Studio Kinesys olistic and  wellness center

Articolo del dott. Matonti Ranieri

Osteopata, posturologo, specialista in  cinesiologia educativa e rieducativa.

Il primo anno di vita è cruciale nello sviluppo psicomotorio del bambino e dell’adulto che esso sarà. È in questo periodo infatti, che il neonato sviluppa schemi di movimento, di percezione ed organizzazione delle informazioni (pattern) che gli consentiranno di stabilire una relazione con se stesso, con gli altri e con il mondo circostante. Facilitare questo processo di crescita e sviluppo si può e serve ad ottimizzare le
capacità fisiche, emozionali e intellettuali dello stesso bambino.

Il tocco e il movimento sono le prime modalità attraverso le quali il neonato ed ancor prima il feto, conosce se stesso ed il mondo. Fin da piccoli, attraverso l’esperienza tattile esploriamo e comprendiamo il mondo, per giungere ad fase fondamentale del processo evolutivo, la quale ha inizio dapprima come attività prensile riflessa dal 1° al 3° mese
di vita, per poi attraversare vari stadi intermedi: la presa cubitopalmare al 4° mese, la presa mediopalmare al 5° – 6° mese…che condurranno il piccolo esploratore, alla prensione volontaria.

L’attività di esplorazione mediante il tatto, comporta la neoformazione di maggiori sinapsi a livello corticale, il che si traduce con l’ampliamento della esigua “autostrada interinformazionale neuronale”che il neonato già possiede alla nascita ma appunto, è funzionalmente esigua. Le esperienze di base motorie e tattili sono dei processi di apprendimento, che
condurranno alla maturazione funzionale del sistema nervoso centrale e questo, permetterà azioni sempre più complesse quali: l’attività motoria, nella sue manifestazioni più fini, le relazioni, la percezione, le funzioni cognitive, il benessere emozionale. In età evolutiva il sistema nervoso centrale ha un effetto sul movimento del bambino e ne è a sua volta influenzato. La formazione e l’integrazione dei schemi di movimento base, segue un ordine ben preciso, ove ogni schema precede e prepara il divenire di un altro. Gli schemi motori esercitano una notevole influenza sull’organizzazione neurologica del bambino, promuovendo primo fra tutto, la formazione dello schema corporeo. Per gli arti inferiori gli schemi motori di base sono:

  • camminare, correre,saltare;

per gli arti superiori sono:

  • afferrare, lanciare, prendere;

per il tronco sono:

  • rotolare, strisciare, arrampicarsi.

L’ evoluzione degli schemi motori base sopra citati, permetteranno di inserire nella programmazione delle attività fisiche elementari, gesti sempre più complessi ed integrati, in cui il corpo potrà muoversi in relazione a riferimenti spazio-temporali, tempi ritmici, முதலியன.. Questo processo di apprendimento è regolato dall’attività sensoriale e coordinativa, è un’attività quindi, complessa.(tabella 1 ).

  1. 1.  Le capacità senso percettive rappresentano delle specifiche potenzialità corporee, determinanti per avvertire e reagire agli stimoli provenienti dall’esterno e all’interno del nostro corpo. I recettori nervosi deputati a rispondere a queste sollecitazioni sensoriali sono parte dei nostri organi di senso, i quali ricevono il segnale (stimolo) e lo trasmettono al sistema nervoso centrale il quale, a sua volta, analizzerà lo stimolo facendone scaturire una risposta effettoria ai muscoli.

2. Le capacità coordinative sono componenti del movimento necessari per organizzare, adattare e trasformare i movimenti.

Interrelazione tra le capacità senso- percettive e le coordinative.

(tabella 1)

Recettore
uditivo
Recettore
visivo
Recettore
tattile
Recettore
equilibrio
statico-dinamico
Recettore
cinestetico
Percezione
spazio-temporale, Orientamento spazio-temporale
Anticipazione
Reazione
DifferenziazioneRitmo
Equilibrio
Adattamentoe trasformazioneCombinazione

Un programma motorio non si stabilizza facilmente e l’apprendimento di un’attività motoria, richiede una serie di passaggi successivi, influenzati, non da ultimo, dall’educatore e dalla sua capacità di trasmettere prima verbalmente e didatticamente successivamente, le modalità esecutive circa i compiti motori da svolgere da parte del bambino.
Se, per diverse cause, prenatali o post-natali, psico-affettive o psico-motorie il bambino saltasse uno di tali schemi o, non si integrassero tra di loro, si realizzerebbe un diverso corredo di problematiche, inficianti in varia misura, le capacità psicologiche, cognitive, motorie, relazionali, del bambino. Tuttavia, grazie all’ elasticità del sistema nervoso vi sono,
particolarmente in questo periodo della vita, maggiori possibilità di recupero degli schemi motori persi o non integrati, da parte di diverse figure professionali, in primis l’operatore psicomotricista. Come educatori operanti nell’ambito motorio, dobbiamo aver coscienza della grande responsabilità che è intrinseca al nostro lavoro, in quanto, il nostro sapere ed il nostro saper fare, possono aiutare il bambino a raggiungere un senso di benessere psicofisico ed emozionale. Il nostro operare
incide sulla sua gioia di esistere e di fiducia nelle proprie capacità, inoltre lo prepara al meglio alle interrelazioni sociali.

Tutte queste possibilità sono notevolmente influenzate dalle prime esperienze di movimento, di contatto è di percezione tattile, proprie dell’età infantile ed evolutiva. Attraverso il gioco – இயக்கம், gli insegnanti, i genitori e gli operatori hanno una favolosa opportunità, promuovere e favorire uno sviluppo sereno di un essere umano. Troppo spesso, e la scuola italiana del primo ciclo ne è un esempio negativo, manca di una figura professionalmente valida, con alle spalle uno specifico percorso di studio universitario. Nelle nostre classi elementari, viene demandato, nella migliore delle ipotesi, alle maestre il compito di proporre l’ attività ludicomotoria e senza che queste, abbiano la specifica preparazione, per assolvere ad un compito così delicato quanto ricco di ostacoli. La carenza formativa dei maestri è oggettivata dai pochi mesi di pseudoformazione extra curriculare che viene loro somministrata e pone in essere delle difficoltà per gli stessi, circa le attività pratiche più semplici da mettere in essere. Ad esempio sulla differenziazione delle richieste di allenamento secondo le
diverse età biologiche, sui contenuti specifici dell’allenamento nelle varie età e dello sviluppo. Per giunta la carenza teorica che essi presentano circa i processi neurologici alla base dell’ apprendimento, dell’anatomia e della fisiologia, dei metodi di rinforzo dei meccanismi di apprendimento, delle fasi sensibili di Martin, delle relazioni tra capacità senso-percettive e
coordinative, della metodologia di sviluppo delle capacità condizionali, fino ad arrivare alla comprensione profonda degli schemi di movimento in età evolutiva, dovrebbero essere sufficienti per far levare un grido unanime di sdegno ai professionisti del settore, alle facoltà di scienze motorie, ai genitori, alla società.

In genere, si cerca di facilitare il bambino affinché impari a leggere, a scrivere, magari a studiare una seconda se non una terza lingua, dimenticandosi che il movimento è la chiave di accesso che gli consente di svilupparsi in modo sereno ed al massimo delle proprie potenzialità.

 

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