కాంగ్రెస్ నివేదిక:మూడో వయసు ప్రపంచం’
Potenzialità ed Involuzione psicofisica nella terza età
Relazione presentata al convegno: ”il mondo della terza età”, 24 Ottobre 2008
Relatore Dott. Matonti Ranieri
Specialista in cinesiologia educativa e rieducativa
Osteopata
La difficoltà di definire l’invecchiamento
Il tema dell’invecchiamento è arduo, già dal tentativo di definire cosa esso sia. Ad oggi la definizione e la stessa comprensione del fenomeno invecchiamento, resta un motivo di vivace discussione e di ricerca in ambito scientifico. La situazione è bene riflessa dalle innumerevoli teorie che tentano di spiegarne la natura! Un personale tentativo di risposta all’interrogativo su cosa sia la senilità, mi fa dire che essa è un processo fisiologico continuo, progressivo, universale e nello stesso tempo eterogeneo, il quale riduce poco per volta, le capacità psicofisiche del corpo di mantenere l’omeòstasi. Mi soffermo sull’aggettivo eterogeneo; intendendo con esso una diversa velocità di invecchiamento di organi e tessuti corporei. Due esempi possono far meglio comprendere il concetto.
Il timo inizia la sua involuzione subito dopo la pubertà, di contro aree di uno stesso organo quale il cervello, invecchiano prima di altre. L’ippocampo è certamente la regione maggiormente esposta all’invecchiamento. C’è di più! La stessa unità biologica di base la cellula, possiede tempi differenti di invecchiamento che vede i mitocondri quali bersagli principali del processo di involuzione, al punto che, diminuiscono nel numero e in compenso diventano ipertrofici. Gli stessi ritmi biologici di alcuni importanti sistemi, ormonali,
neurotrasmettioriali, mostrano un diverso andamento. Questo fenomeno è noto tra i cronobiologi come desincronizzazione
interna.
L’andamento evolutivo - involutivo psicomotorio
Il processo di invecchiamento investe la totalità del paziente, procurando la progressiva riduzione delle capacità omeostatiche dell’organismo verso l’ambiente interno ed esterno ad esso. Il profilo dell’andamento della psicomotricità segue uno sviluppo qualitativo e quantitativo strepitoso, che ha inizio già dal primo anno di vita. Ricerche nel campo dell’apprendimento motorio hanno ipotizzato l’esistenza di momenti
biologici più favorevoli per lo sviluppo di determinate capacità coordinative e condizionali. In letteratura specializzata si definiscono questi momenti fasi sensibili o momenti magici. Dette fasi hanno inizio dal primo anno di vita fino al diciottesimo. Dai diciotto ai trenta circa, si ha un assestamento delle capacità coordinative e condizionali dopo di che ha inizio la fase di declino motorio. Dopo
i quaranta v’è la consapevolezza della riduzione delle proprie prestanze fische che si palesano in mille difficoltà. I cinquanta anni rappresentano ancor più la consapevolezza del progressivo degrado motorio avvertito nelle attività lavorative e del quotidiano, in particolare in quelle attività che richiedono un certo grado di forza muscolare. Si sostengono invece quelle attività esercitate da anni le quali contengono elementi di precisione. Il tempo che scorre è il nemico anche del sistema nervoso centrale, l’encefalo in primis.
Dopo i quaranta anni, mediamente il suo peso si riduce fino a nove grammi (9gr.) in un anno e tale perdita di neuroni attivi corrisponde ad una progressiva degenerazione cerebrale, che può condurre alla perdita delle capacità intellettive. In sintesi e certamente non in maniera completa, si elencano parte degli adattamenti involutivi organici:
1. sistema nervoso centrale
- Perdita del peso del cervello. A 80 anni esso pesa 1kg. in meno Atrofia del tessuto nervoso, in particolare dei neuroni di grande taglia in aree cruciali, (area motoria della corteccia frontale), della nevroglia e della mielina;
- Alterazione dei sistemi neurotrasmettoriali;
- Atrofia dei fusi- neuro- muscolari;
- Riduzione della velocità di conduzione del comando motorio;
- Riduzione della memoria a breve termine, capacità di apprendimento e di ideazione,
- Tendenza alla depressione, labilità emotiva, alterazioni del sonno,
- Alterazione dell’asse ipotalamo-ipofisario.
- Sistemi sensoriali
- Modificazioni nella struttura timpanica e degli ossicini, con riduzione della capacità uditiva,
- Riduzione delle cellule che identificano il gusto,riduzione dopo i 5° anni del flusso della saliva e del contenuto degli enzimi salivari,
- Indurimento del cristallino dopo i quaranta anni, rendendo difficoltoso la lettura da vicino, dopo i 60 anni difficoltà nella visione delle sfumature.
- Fissazione del calcio a livello cartilagineo e legamentoso,
- Usura della cartilagine ialina,
- Aumento della viscosità della sinovia,
- Riduzione del numero e dello spessore delle fibrocellule muscolari (sarcopenìa),
- Riduzione dei mitocondri e degli enzimi responsabili della respirazione cellulare,
- Osteopenìa, maggiormente accentuata nelle donne nel post menopausa,
- Riduzione della matrice calcifica,
- Assottigliamento delle trabecole ossee,
- Modificazioni della struttura subcellulare.
- Aumento del diametro e della rigidità della rete vascolare arteriosa,
- Incremento della pressione sistolica e della pressione arteriosa media,
- Accentuata vasodilatazione,
- Aumento dello spessore delle pareti del miocardio,
- Maggiore tortuosità e calcificazione dei vasi coronarici,
- Indebolimento della muscolatura intrinseca,
- Riduzione delle ciglia delle vie aeree e quindi ridotta protezione delle stesse da polveri, batteri etc.
- Riduzione della ventilazione polmonare,
- Riduzione della capacità vitale,
- Riduzione della compressione della parete toracica.
- Aumento del livello basale di cortisolo a ACTH, ritardo nella secrezione circadiana del cortisolo,
- Aumento nella produzione di insulina,
- Aumento della secrezione di prolattina e vasopressina,
- Aumento della produzione dell’aldosterone,
- Diminuzione della produzione e dell’ampiezza di dell’adrenalina e della noradrenalina,
- Diminuita tolleranza al glucosio.
- Apparati osseo – articolare – muscolare
- Apparato cardiovascolare
- Apparato respiratorio
- Sistema endocrino
Evidenze scientifiche
Nonostante tutti gli studi scientifici, dimostrino che il guadagno in termini di riduzione di malattie sia molto più immediato in chi adotta comportamenti virtuosi rispetto alla maggior parte delle forme di prevenzione farmacologiche attualmente utilizzate, si continua a
non ascoltare le indicazioni che emergono dagli studi di ricerca in materia di alimentazione, మోటార్ చర్య, fumo e altro. Guarda caso, cancro e malattie cardiovascolari sono le patologie che maggiormente risentono degli stili di vita sono le principali cause di morte nei paesi industrializzati.L’attività motoria comporta un sicuro aiuto per allontanare l’involuzione psicofisica indotta dall’invecchiamento.
Nel 1992 WANNEMETHEE e SHAKER pubblicarono uno studio da loro condotto: “physical activity and ictus”, dimostrando come l’attività motoria (AM) appaia chiaramente quale fattore protettivo nei confronti dell’accidente vascolare. Nello stesso studio gli autori non si sono limitati a parlare genericamente di attività motoria quale attività riducente i fattori di rischio ma hanno cercato di quantificarlo, valutando gli effetti di un’attività moderata rispetto ad una intensa, rispetto le condizioni di sedentarietà.Senza ombra di dubbio è emerso come l’attività moderata, purché sufficientemente continuativa, metta al riparo dal rischio ictus; al contrario l’attività motoria intensa può produrre un aumento
del rischio coronario rispetto ai soggetti sedentari oggetto dello studio. Una recente ricerca dell’ UNIVERSITA’ di OSAKA e TSUKUBA ha dimostrato gli effetti relativamente favorevoli dello sport verso le cardiopatie:
- riduzione del 60% dell’incidenza di infarto del miocardio ed ictus, oltre ad un’importante diminuzione della mortalità (56%).
Questa ricerca ha controllato per 11 anni 73 mila persone, con età compresa tra i 40 e i 79 anni, senza alcuna storia di cancro, ictus o malattia coronarica pregressa. I partecipanti allo studio, sono stati divisi in 4 gruppi a seconda dell’entità dell’esercizio fisico giornaliero o del tempo
di passeggiata quotidiana. I soggetti che camminavano almeno un’ora al giorno o praticavano sport per almeno 5 ore settimanali presentavano una riduzione della mortalità per malattie cardiovascolari del 20-60%, rispetto ad altri gruppi.Si è concluso quindi che l’esercizio motorio
influenza in modo ottimale il metabolismo in vari modi:
- aumenta la produzione di ossido nitrico, potente vasodilatatore dell’organismo,
- riduce i livelli della glicemia,
- incrementa il colesterolo HDL e diminuisce i trigliceridi,
- decrementa il peso corporeo combattendo l’obesità.
Le potenzialità del movimento fisico
Evidenze scientifiche
E’ comune, quanto sbagliata, l’idea che le persone anziane abbiano bisogno di prendersela con calma durante gli esercizi fisici.Questo
convincimento da parte di moltissimi operatori del campo riabilitativo, è valida all’inizio di un programma di training o in presenza di comorbilità, (malattia cardiaca, diabete, disturbi dell’equilibrio). Il suggerimento di alcuni ricercatori impegnati in studi sulle persone anziane
sane, ci dicono che questi rispondono all’allenamento della forza e della resistenza in modo simile ai più giovani. Può darsi quindi, che molti operatori non stiano allenando i loro pazienti più anziani con un’intensità ottimale adeguata, per indurre gli effetti desiderati. Sostanzialmente
due sono le categorie in cui è possibile dividere il training fisico:
- allenamento alla resistenza e dunque alla capacità aerobica;(PRT)
- allenamento delle forza.
Esistono evidenze di come l’allenamento abbia un effetto positivo sul muscolo scheletrico che invecchia. Gli adattamenti indotti all’allenamento dipendono dalla durata, dall’ intensità, dalla frequenza e dalla modalità dell’esercizio. L’esercizio appropriato può alterare, rallentare o anche parzialmente invertire alcuni dei cambiamenti fisiologici legati all’età; compresi la sarcopenìa. Ne beneficiano altresì la capillarizzazione muscolare e la capacità ossidativi, nonché la ridotta produzione di forza. I ricercatori, per studiare il fenomeno hanno utilizzato principalmente:
1.
programmi PRT( allenamento progressivo della resistenza-3 serie da 8 – 15 ripetizioni al 50-60%);
2.programmi di allenamento ad alta intensità, ( 2-6 serie da 8 ripetizioni all’80% di
1RM*). *N.B. 1 RM = 1 ripetizione massima
Effetti sulla capillarizzazione e la capacità ossidativa
Un gruppo di ricerca ha riferito che l’allenamento della resistenza, (3 serie da 8 ripetizioni all80% di 1 RM) eseguito 1-2 volte in settimana è risultato in guadagni simili nella produzione di forza rispetto allo stesso programma eseguito 3 volte alla settimana. Coggan e colleghi rilevano
un incremento della densità capillare del 20 % e del 25 % di capillari ex novo per ogni fibra muscolare in individui anziani di 60-70 anni, durante l’esecuzione di un programma PRT. Il suddetto programma consisteva nel camminare o nel fare jogging per 45 minuti, 3 volte alla settimana all’80% della frequenza cardiaca massimale (max f.c) aggiustata per l’età, incrementando lo stimolo dell’esercizio quando vi era stato adattamento. Col medesimo programma PRT ed utilizzando un cicloergometro al 70% di max f. c. Meredith ed altri dimostrano che, la capacità ossidativa dei muscoli delle persone anziane è aumentata del 125%,mediante un impegno al cicloergometro di 45 minuti 3volte alla settimana.
Frontera e colleghi proponendo un programma ad alta intensità per la forza (34 sedute in totale, con cadenza di 3 volte alla settimana per 12 settimane, durante le quali veniva chiesto l’esecuzione di 3 serie da 8 ripetizioni di estensione e flessione del ginocchio all’80 % di 1 RM), riporta un aumento del 15 % della proporzione dei capillari per singola fibra muscolare. Questi risultati indicano come l’allenamento possa avere un profondo effetto sulla capacità ossidativa e dell’aumento della sezione trasversa del muscolo scheletrico nelle persone anziane.



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